giovedì, 26 giugno 2008

immagini

Anni fa, insieme a tanti amici, ho partecipato ad un gioco. Lo scopo, tutt'altro che futile, era di farci arrivare, di pensiero in pensiero, d'associazione in associazione, sino al concetto per noi più importante, alla parola-immagine che in quel dato momento costituiva la nostra meta.

La mia parola fu Forza.

Considero inquietante osservare come tale gioco abbia indovinato (chissà, segnato?) il mio corso.

Forza è ciò che è raccolto, sicuramente seminato, in questi anni. So che non è poco.

Se oggi rifacessi lo stesso gioco, penso che la parola che vorrei veder comparire alla centro della tela delle immagini sarebbe Specchio.

Uno specchio che riflettesse i miei contorni, e che mi spronasse a dare il meglio di me, ad esser specchio a mia volta.

postato da Luluisa alle ore 14:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 06 giugno 2008

ragionando sul sangue fermo (e lor signori mi scuseranno)

Oggi il mondo girava troppo velocemente.

Sono le otto e suona la sveglia. Dopo un'iniziale esitazione, tutte le azioni consuete si sussuegono, perfette, ad una velocità impressionante: bagno, caffè, libro, sguardo all'orologio, di nuovo bagno, borsa, bici...

In strada non ho nemmeno il tempo d'insultare gli incapaci. Pedalo, a marce dure, per tutto il centro...spesso mi fermo e prendo un libro. La pazienza tiene; il cielo, sopra, sta cambiando.

Entro in S. Giovanni con le mani spoche di grasso a ritmo di batteria....chissà quanta gente cammina sulla musica.

In biblioteca, energica e sorridente, consegno il mio moduletto ed attendo la frase: 'Torna tra 20 minuti'.

Che fare che fare? Ricordo che qui i bagni sono belli...saltello per le scale e mi chiudo al cesso.

Poso lo zaino e rifletto: credo ci starò un pò qui dentro. Srotolo un bel pò di carta e la sistemo con cura sul copritazza....delle materne indicazioni igieniche, credo sia l'unica che mi sia rimasta.

Slaccio i pantaloni, e giù... lì per lì non la vedo; forse sono ancora impegnata a riflettere. Venti minuti, venti minuti, quanto sono venti minuti? Ho dimenticato a casa il cellulare, non ho l'orologio....tipo, adesso, son già passati cinque minuti?

Distrattamente lo sguardo mi corre lungo i pantaloni abbassati. Timidamente una chiazza variopinta, rosa sangue, mi fissa: è divertita.

'Merda', penso.

Prendo la testa fra le mani, spengo la musica, e chiudo gli occhi. Fa sorridere...questa macchiolina colorata mi dà il senso del fallimento...ho sempre mal tollerato queste macchie. Non ho mai resistito all'impulso di lavare via tutto subito, di nasconderle.

E sono lì, sul cesso, a braghe calate...per la prima volta mi trovo ferma, a respirare. Comincio a prendere dei grossi respiri e a buttare fuori tutta l'aria, fuuuu. Il ventre comincia a farmi male ed io respiro, sempre più lentamente.

Alla bell'e meglio creo all'istante un assorbente di carta igienica (nella fretta del mattino non c'era tempo di pensare a quelli seri). Lentamente mi avvolgo nei pantaloni, esco.

La prima cosa di cui mi accorgo è la mia immagine riflessa nel grande specchio alla parete...è un'immagine sfuocata, che mi prende dalle spalle sino alle ginocchia. I crampi e la nausea si litigano la mia attenzione, ed io riesco a scorgere solo la magrezza del mio corpo...se non ci fossi, se io non fossì lì a specchiarmi, penserei al mio corpo come a un puro spirito....Taglio la riflessione e mi metto di profilo...ogni tanto ho l'impressione di scomparire, che la mia pancia sia tanto, tanto piatta.

Esco...il gorgoglio acquoso che sento dentro m'impone di saturarlo col del cibo. Alle macchinette belle illuminate prendo una fiesta, constatando con malinconia quanto si sia rimpicciolita pure lei, nel corso degli anni.

Ormai i venti minuti saranno passati...a passi lenti m'incammino al piano superiore. Vuoi per la macchietta impertinente nel mezzo dei pantaloni, vuoi per i dolori, immediatamente assumo un'altra andatura e cammino lentamente, misurando con cura i movimenti.

Tutto scorre liscio. Il libro è arrivato, il ragazzo al bancone si ricorda di me, ah no, del mio zaino, ma è lo stesso, io firmo, e ritorno sui miei passi, fuori dalla facoltà...passi lenti e ben tranquilli.

La sola vista della bici senza coprisellino mi costa un leggero conato...pazienza, andrò piano.

La strada del ritorno è in salita, ma non me ne accorgo. Scalo sino alla marcia più bassa, sentendomi un pò ebete per l'espressione ed il colorito che devo aver dipinti in faccia. Mi guardo intorno: il traffico è quello di sempre, giusto meno chiassoso.

Pedalo, con gli arti dolcemente privi di forza e la pancia in vulcanico movimento...credo proprio che oggi andrò a riposarmi.

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venerdì, 16 maggio 2008

...vivi, cazzo!

...lo so, non è facile farmi cambiare idea, così come non è semplice tranquillizzarmi, prendermi tra le braccia, e sussurrare 'andrà tutto bene'.

I progetti cambiano, le idee si affollano, ed io cresco, m'ingradisco, sempre uguale: sbuffo, scalcio, scappo...il tempo fugge, mi stringe ed io fatico ad uscirne...come sono rannicchiata, piccola, tra le mie braccia!

Forse temo troppo e male...le mie voglie restano abbandonate, perchè, in fondo, io banalmente mi accontento.

Proprio perchè non è facile farmi cambiare idea, non posso che ringraziare dal profondo chi mi sprona a fare, a viaggiare, ad amare...che sia l'amica di sempre, che mi parla seduta davati ad un grande schermo, che sia un'amica nuova, saggia e vitale, mi sorprende l'energia che le persone riversano immancabilemente su di me...

Per quanto non sia semplice, cercherò di non disperdere nulla, non una battuta, non uno sguardo... io uscirò, cazzo!

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mercoledì, 02 aprile 2008

vive la méteo

Cerco un libro, di viaggio. Le librerie sembrano esserne piene, ordinano uno dietro l'altro file di autori, di titoli...non so bene dove dirigermi, budapest, patagonia, cape horn...fiduciosa, attendo che un libro s'illumini sugli altri...ma non vedo nulla, nulla che non titoli "Paris", "Parigi: un week-end", "L'amour à Paris"...Invadente, dopotutto, l'illuminazione.

Il cielo si è finalmente rasserenato, il mio umore no...evidentemente metereopatico quando fa comodo a lui. I miei quadricipiti urlano di sforzo ad ogni gradino, il mio cervello indugia nella foschia e dal cielo piove pulviscolo.

Credo di essermi persa

...ma da qui si può uscire, anche senza acquisti?!

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martedì, 01 aprile 2008

sacre du printemps

Guardandomi intorno, scopro cose nuove.

Di nascosto, furtivamente, osservo mio padre, i suoi anni, la fatica di un lavoro sporco, per giovani  motivati...osservo mia madre, la sua sicurezza acquisita col tempo, la sua bellezza, incredibilmente spensierata, i suoi goffi tentativi di esser presente, per noi tutti...osservo mio fratello, il suo timido sorriso che tanto mi piace, i suoi moti di rabbia, le sue mani grosse che scorrono sulle corde della chitarra, i capelli raccolti e la tenacia aggrappata alle spalle...osservo l'allegria provocata da una notizia inaspettata, osservo l'amorevole constanza con cui si mandano avanti le relazioni, osservo occhi incollati allo schermo e mani pronte a  falcate, osservo gente che corre piano, saltellando, che si muove veloce, forte sulle gambe...

Proprio quando credo di aver capito, tutto muta...osservo, metto da parte immagini, perchè possano dar frutto, un altro, oltre alla malinconia.

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venerdì, 28 marzo 2008

è stato veramente un bel giorno

It’s a beautiful day, the sky falls
And you feel like it’s a beautiful day
It’s a beautiful day
Don’t let it go away

 

You’re on the road but you’ve got no destination
You’re in the mud, in the maze of her imagination
You love this town even if it doesn’t ring true
You’ve been all over and it’s been all over you

 

It’s a beautiful day
Don’t let it go away
It’s a beautiful day
Don’t let it go away

 

Touch me, take me to that other place
Teach me, I know I’m not a hopeless case

It was a beautiful day
A beautiful day
Don’t let it go away

 

Touch me take me to that other place
Reach me, I know I’m not a hopeless case

What you don’t have, you don’t need it now
What you don’t know you can feel it somehow
What you don’t have, you don’t need it now
You don’t need it now, you don’t need it now

Beautiful day

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sabato, 15 marzo 2008

il vento fa il suo giro, e tutto ritorna

Cerco di conservare il più a lungo possibile i miei stati di grazia.

Ma come fare? Dovrei evitare il contatto con cose, suoni, persone...dovrei cercare di sopire i rumori esterni per dedicare attenzione alla nuova maniera scovata di guardare alle cose...

Stasera, dopo il cinema, ho allungato la strada sino a piazza Maggiore...pregustavo la visione di quel luogo raccolto oramai a me così familiare, soprattutto nelle ore serali...è stata la voglia di vederla a far tornare la bici sui suoi passi...la piazza, stasera decisamente illuminata, cosparsa di gente seduta, non la ricordavo così, ed è stato come se tutta la tensione accumulata dietro il mio viso, nella pancia, sul diaframma, si fosse distesa, ed adagiata, in un posto caldo.

Credo sia per me naturale attraversare questi dolci stati di grazia dopo aver visto un bel film, aver pedalato lentamente, per strade non trafficate, e sentirmi più forte, sicura, del mio sorriso scoperto.

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giovedì, 28 febbraio 2008

...non è un paese per vecchi?

Non riesco a dormire, e le paure la fanno da padrona, a quest'ora.

Pensavo: ma perchè c'è la nebbia a Bologna e devo sentir dire che è una città grigia? Perchè mi deprimo ad ascoltar brillanti discorsi d'impostazione filosofica? Perchè la poltrona della cucina ha le pulci, e io continuo a sedermici? Perchè non ho la pazienza e la tenacia di difendere il lavoro che ho portato avanti sin qui? Perchè temo di non essere tagliata per determinate strade? Perchè non vedo più, queste determinate strade? Perchè la musica che trasmettono per radio,la notte, è più bella di quella che passano di giorno? Perchè Veltroni ha quella faccia da maniaco sui cartelloni del Pd? Perchè mi agita pensare a mio padre che assiste alla mia discussione di laurea? Perchè tutte le persone che mi circondano, in questo periodo, sono tragicamente stanche? Perchè si dice "prima o poi..."? e perchè " perchè poi..."? e che cazzo vuol dire essere Peter Pan, di questi tempi? Perchè il senso di inutilità tronca tante mie conversazioni? Perchè non riesco a toccare le persone, alle volte? Perchè non si riesce a sfuggire alla sclerosi di sperimentare vuoti siderali ed illuminazioni fulminanti? Perchè nel 2008 si deve avanzare una lista elettorale in favore di una moratoria sulla legge 194? Perchè non conosco le canzoni che passano in discoteca? Perchè non so cosa vorrei fare, del tempo, di me, di questa città, delle mie frasi?

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martedì, 26 febbraio 2008

capiamoci!

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domenica, 10 febbraio 2008

una splendida domenica italiana

alle volte si desidererebbe congelare nel tempo determinate giornate per poterle assaporare in tutta la loro importanza...ma io mi domando...realmente riusciremmo a farci consapevoli della rilevanza di un evento imponendoci di studiarlo con cura e prescrivendoci passatempi speciali?

scatta l'una e ci si corica nella culla protetta da una nuova giornata, con la sensazione che nulla, veramente nulla, sia andato disperso.

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